Kabary

KABARY

L’arte di fare discorsi

Tompokolahy sy Tompokovavy,

Signori e Signore 

Hoy ny Razana : Ny havozo hanitry ny ala, ny rambiazina hanitry ny tanety, ny voasary hanitry ny saha, fa ny kabary kosa hoy izahay hanitry ny fotoam-pivoriana.
Così dicono gli antenati:  la magnolia è il profumo della foresta, la lavanda il profumo delle Alpi,  l’arancio è il profumo dei campi, e noi diciamo che il “Kabary” è il profumo delle riunioni.

Kanefa na soa aza ny kabary, raha tsy hay tsinona tsy misy antony, fa toy ny fary fiahin’ny banga, tahaka ny penina anoratan’ny tsy nianatra. Ka aza atao hoe inona iny na tsy hay aza, fa ny teny sy fiteny no iray amin’ny maha firenena ny firenena; ary ny kabary no iray amin’izay maha malagasy ny malagasy

Ma anche se il “Kabary” fosse bello, se non si è capace di farlo, non avrebbe senso. Sarebbe come la canna da zucchero / il chewing-gum per chi non ha denti, come la penna per chi non è mai andato a scuola. Che non sia il nostro caso, poiché la lingua e il linguaggio sono una parte dell’identità di una nazione, e il “kabary” è una parte dell’identità del popolo malagasy.

(La canna da zucchero si usa come il bastoncino di legno di liquirizia, si mastica per estrarne il succo gustoso poi si sputa)

Miala tsiny aho raha handray ny fitenenana. Tsy zokiny aho fa zandriny. Tsy ray aman-dreny fa zanaka. Akanga mandalo vorombola ka mipotra-tsanga fa ambanin’ny olona ; angady no filanjako, sobika ny fivimbiko, irakiraka no anjarako, tsy Ntaolo fa zanak’antitra, tsy olona ela fa nahatadidy.

Mi scrollo di dosso il “Tsiny” prima di prendere la parola. Non sono il fratello maggiore ma il minore, non sono un genitore ma un figlio. Come una gallina faraona che passa davanti al pavone, abbassa la cresta poiché si sente inferiore. Sono abile a portare sulla spalla il badile, sotto il braccio il cesto,  il mio compito è fare l’inserviente, non sono “Ntaolo” ma sono cresciuto dagli anziani, non sono un longevo ma ho una buona memoria.

“Miala tsiny”  = scrollarsi di dosso il “Tsiny”, una forza che, secondo la credenza del popolo malagasy, è all’origine di tutte le cattive sorti che avvengono in seguito ad un comportamento sbagliato – volontario o meno – dell’individuo nei confronti della società. Ad esempio il non rispetto dei valori considerati sacri (gli antenati, gli anziani, Il Dio Creatore, il “fihavanana” cioè il legame di fratellanza tra tutto il popolo). Per cui nessuno vorrebbe subire questa forza e tutti si dichiarano di voler scrollarselo di dosso prima di fare qualsiasi azione di fronte agli altri. Si potrebbe tradurre con “chiedere scusa in anticipo”. Generalmente la formula del “miala tsiny” occupa un terzo dei “kabary”.

“Ntaolo” = gli antenati malagasy considerati saggi e sacri.

Koa hiezaka aho ny hahay hitondra tena : tsy hiringiringy tahaka ny lohalika ho vasoka, fa handefitra tahaka ny laferana ho mandina ;  tsy hijery ny lohasaha mangina fa Andriamanitra ao antampon’ny loha. Izay no tsy ananan-tsiny.

Quindi, cercherò di comportarmi bene: di non voler esser sempre in primo piano come il ginocchio, che poi si sbiadisce, ma di essere umile come il suo lato inverso (dietro al ginocchio) che rimane sempre morbido; di non guardare la valle silenziosa ma di tenere presente che Dio sta sempre sopra alla testa. E’ così che si fa per non subire il “tsiny”.

 

Autore: Carole

Malagasy di nascita, cittadina italiana per amore; si interessa in particolare del Madagascar, il proprio paese natale, e di tutto ciò che lo riguarda. Studia e lavora nel mondo delle comunicazioni digitali.